sabato 10 ottobre 2015

modelli organizzativi alternativi

sarebbe particolarmente  interessante verificare in concreto la fattibilità di procedure..schemi ...precipitati amministrativi di regole se fosse, nella pratica, ciò che la caratterizza nel mero esercizio accademico ma la contingenza del quotidiano la contamina di bisogni primari(forse anche primitivi): assenza di risorse....carenza di formazione professionale adeguata...priorità strategiche di disgustosissimo basso profilo...altro,  troppo ovvio da citare.
così,  tanto per premettere la linea interpretativa da adottare riguardo a schemi convenzionali "alternativi"(da cui l'epigrafe del "post" )rispetto alle funzioni della provincia  che langue attualmente  delle più basilari connotazioni professionali specialistiche. E ciò malgrado i contributi dei singoli(giusto per esimere tutti dalla tentazione di cedere alla ricerca dell'elemento soggettivo "colpa" su fatti del passato del presente e per certi aspetti anche del futuro).
come dice ale.."dobbiamo adottare altri modelli, usciamo degli schemi". sono d'accordo.
lo schema dell'idrogeologico soffre sin dall'origine di alcune criticità che sono già state rilevate e che attengono al substrato di tutti i procedimenti: la responsabilità.
supponendo che si trovi il rimedio : struttura forte, certa, affidabilità condivisione... che tipo uomo di vitruvio quadrano magicamente sull'ultimo firmatario, avverto rispetto all'impostazione di un ipotetico schema generale di convenzione  un'altra premessa residente nella natura della provincia e nell'attuale progressiva, dovuta, riduzione del personale.
e quindi alcune questioni:
il principio di sussidiarietà verticale funziona anche al contrario?
in uno schema a rotazione tra i tecnci  dove non arriva quello dell'ente provincia  potrebbe richiamarsi l'intervento del tecnico dell'ente comune?
se esiste l'assemblea dei sindaci che è organo rappresentativo dell'emanazione dei comuni nella provincia potrebbe esistere una segreteria che accomuna tutti i tecnci?
come giustifica  l'amministrazione la proposta di  soluzioni per carenze interne verso l'esterno se ha approvato tutta la riduzione di personale possibile? ma è davvero carenza interna?
chi è disposto quindi, a poco più di un pò di straordinario(o forse no), a partecipare di atti da controllare di cui è esso stesso l'elaboratore?

tutto ciò a seguito di ultime riflessioni tra colleghi consapevoli "di non potercela fare", da soli... in sintesi: sono possibili le convenzioni tra la provincia ed i comuni per sopperire alle attuali criticissime difficoltà? immagino sia una situazione transeunte.. ma per quanto? capisco che sia una riflessione molto "provinciale", ma alcune situazioni riguardano procedimenti che condividiamo. ci penso un pò.

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